Monterano

Associazione Rione Monti

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Il Rione al Presepio
Monterano
2014-2015
2015-2016

Manturna è il nome di una divinità infera di origine etrusca. Nell’antichità questa dea veniva associata, oltre che ai cicli naturali legati alla rinascita ed alla morte, soprattutto alle manifestazioni che scaturiscono dal sottosuolo, come le sorgenti termominerali, le solfatare ed in generale i fenomeni vulcanici. È probabile che la radice stessa del nome di Monterano derivi da quello della dea. Il primo insediamento umano nell'area oggi occupata dall'abitato di Monterano risale all’epoca preistorica, come è testimoniato da ritrovamenti risalenti dell'Età della pietra. Dal VII secolo a.C. vi si stanziarono popolazioni etrusche che dettero vita ad un fiorente centro, collegato economicamente e culturalmente con la città di Caere. Quando venne conquistata da Roma, intorno alla metà del IV secolo a.C., la stessa sorte toccò a tutti i centri sotto la sua giurisdizione, e per Monterano iniziò un periodo di decadenza e progressivo abbandono. L'antico borgo di MonteranoI Romani fondarono, non molto distante, lungo la via Clodia, il municipio di Forum Clodii che, divenuto precocemente sede di diocesi, mantenne la sua importanza almeno fino al principio del VI secolo. Da questo momento a causa dell’insicurezza, generata dalle ripetute invasioni barbariche e dalle lunghe guerre che funestarono le campagne non lontane da Roma, gli abitanti di Forum Clodii furono costretti ad abbandonare la città, per rifugiarsi nella più difendibile altura di Monterano. Su quest’ultima, munita di fortificazioni, sorse un abitato altomedievale e venne trasferita la sede vescovile, che vi rimase fino al 1000. Dal secolo XI Monterano appartenne ai Prefetti di Vico e successivamente agli Anguillara. Sul finire del 1300 e agli inizi del secolo successivo, il borgo ebbe una certa notorietà per i suoi capitani di ventura, Coluzia e Gentile. Nel 1492 fu acquistato dagli Orsini di Bracciano. In questi anni si verificò una massiccia immigrazione di coloni toscani e umbri, i quali costituirono, non lontano, i nuovi insediamenti di Canale e Montevirginio. Nel 1671, infine, il feudo fu acquistato dai Principi Altieri, che commissionarono a Gian Lorenzo Bernini ed ai suoi discepoli, Mattia De Rossi e Carlo Fontana, un vasto programma di rinnovamento urbanistico ed architettonico, destinato a mutare completamente il volto dell’insediamento. Si riprogettò l’austera fortezza monteranese trasformandola in un palazzo signorile, decorandone la facciata con un loggiato ed una fontana-scogliera dominata dalla statua di un leone. Il cantiere più importante, però, fu sicuramente quello per la costruzione della Chiesa e del Convento di San Bonaventura, il cui impatto scenografico fu arricchito dall’istallazione di una fontana sulla piazza del convento stesso. Al XVII secolo risale anche la realizzazione dell'acquedotto, che emerge in superficie proprio nei pressi del borgo. Le rovine di MonteranoMa l'epoca d'oro degli Altieri e del loro pontefice Clemente X stava tramontando, tanto che nel corso del XVIII secolo si dovette assistere alla definitiva decadenza di Monterano. Ne fu causa il graduale abbandono dei campi, che si trasformarono in acquitrini, con conseguente diffusione della malaria, e la crisi economica dell'intero Stato Pontificio. Ma il colpo di grazia al vecchio paese fu inferto dalle truppe napoleoniche. Nel 1799, infatti, una disputa a causa del rifiuto dei monteranesi di macinare il grano degli abitanti di Tolfa, scatenò un saccheggio delle truppe francesi, che distrussero e incendiarono l’abitato, decretando così il definitivo declino e abbandono del borgo di Monterano, che si ridusse rapidamente in stato di rudere. Gli ultimi abitanti si trasferirono nelle vicine località di Canale e di Montevirginio. La cornice dell’antico borgo abbandonato è stato il set preferito da molti registi per girare scene dei loro film tra i quali i capolavori: “Ben Hur” con Charlton Heston, “Brancaleone alle Crociate” con Vittorio Gassman e “Il Marchese Del Grillo” con Alberto Sordi.